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Il genitore che accompagna i figli verso l’altra metà del cielo

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di Monica Brunettini

La Parrocchia Santa Chiara di Canelli ha organizzato una serata dal titolo: “accompagnare i nostri figli verso l’altra metà del cielo” tenuta dal consulente Giorgio Grassi, un Counsellor Professionista Socio del “Coordinamento Nazionale Counsellor Professionisti” (CNCP)

L’altra metà del cielo

Un tema delicato che mi preoccupa e incuriosisce da sempre in veste di genitore, con un bel titolo: esiste un cielo che ha due metà.

Il cielo – come sappiamo – è grande, infinito. Quanto è difficile sapere come fare, come comportarsi e cosa dire. Ho da sempre la sensazione che ci sia tanto di sbagliato in questo mondo proprio a causa di errori, magari fatti in buona fede o a causa di lassismo da parte di genitori poco attenti.

Il sesso è presente in più situazioni… in una parola: ubiquità.

Questo vuol dire che esistono cose e problemi che apparentemente potrebbero essere riconducibili alla sfera sessuale ma che, invece, derivano da altro, mentre altre situazioni sembrano non avere legami con l’argomento sessuale ma in realtà sono attinenti.

Il sesso spiegato ai bambini

I nostri figli, prima o poi, ci faranno delle domande sul sesso. Cosa raccontare loro?

Normalmente se vogliamo “accompagnare” i nostri figli in questi argomenti, usiamo azioni dirette del tipo – fai così, non fare così, se fai questo ti punisco, se fai così ti premio – e azioni indirette -diamo quindi l’esempio, facciamo attenzione ai messaggi comunicativi.

I figli imparano guardando noi, più di ciò che diciamo guardano come ci comportiamo per cui facciamo attenzione che parole, pensiero e azioni siano coerenti.

Ci sono domande a questo proposito che potremmo farci per comprendere meglio se ciò che si dice è quello che pensiamo perché, infatti, i nostri sentimenti profondi passano a livello vibrazionale e quindi sono avvertiti dai bimbi.

  • Cosa penso del mio partner?
  • Cosa penso di lui, di lei come uomo, amante, maschio, donna, amante, femmina/genere?
  • Cosa penso e come parlo di mio marito/mia moglie?

Quello che penso il bimbo assorbe…

Lo stigma… le definizioni che passano con frasi/comportamenti quando siamo senza maschere in casa, rilassati e noi stessi….
Cosa pensiamo della nostra coppia?
Questo è quello che influenza la sessualità dei nostri figli in futuro.
Chiediamoci: in che cosa la mia storia di coppia, d’amore assomiglia a quella dei miei genitori?
Vi è una matrice “copionale”, copiamo e veniamo copiati.

Accadono meccanismi e automatismi che per imitazione trasmettiamo ai figli. Un commento, per esempio, mentre guardiamo un film alla TV, davanti a una situazione… inavvertitamente trasmette un modus… Il consiglio è di interrompere a un certo momento questa trasmissione ininterrotta di credenze.

L’evoluzione sessuale dei nostri figli


Arriva un’età in cui i genitori vedono “crescere” in modo dirompente i propri figli. Normalmente i bimbi piccoli, li consideriamo puri poiché non vi è in loro la sessualità, questo però non è così vero. La loro sessualità è presente e vissuta in modo non finalizzato alla procreazione, ma è auto-erotica.

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Un momento della serata organizzata dalla Parrocchia Santa Chiara di Canelli

Dai 3 ai 6 anni c’è la prima fase di innamoramento verso la mamma o verso il papà. Questo amore verso il genitore dell’altro sesso lo fa quasi odiare il genitore che si trova in competizione con lui. Per ovviare a questa situazione che non “sente” giusta, il bambino arriva a “identificarsi” se maschio col papà e se femmina con la mamma, così può relazionarsi.

Questa fase di arrivo all’identificazione è importante che accada e – per poterlo permettere – è necessario che i genitori siano forti del proprio rapporto d’amore e non si attacchino troppo ai figli che – bisognosi di continue attenzioni le richiedono.

Bisogna, tra virgolette, avere la forza di creare un po’ di distacco e lasciare un po’ di distanza. Qui il papà che tende ad attaccarsi alla figlia femmina la deve “mollare” per lasciarla identificare con la mamma e la mamma attaccata al figlio maschio deve lasciare spazio al papà per acconsentire che egli si identifichi col padre.

I genitori non devono permettere al bimbo di separarli anche se lui cercherà in tutti i modi di farlo. Il loro rapporto deve “resistere” e apparire forte. Se anche sono separati comunque si deve permettere la identificazione. Se c’è crisi di coppia alcuni genitori sbagliano consolandosi con i figli che sono affettuosi.

La fase successiva dai 6 ai dieci anni è relativamente tranquilla, si fanno varie attività anche sportive e in questo modo si sublima l’energia delle pulsioni. Infatti la pulsione è energia fisica e mentale, uno stimolo che deve trovare uno sfogo. Spesso lo sport in questo aiuta. A questo proposito, l’esperto precisa che bisogna educare fin da piccolo il bimbo alla “frustrazione”: viviamo nel mondo del tutto e subito e se non si abituano ad aspettare e a non ottenere tutto avranno problemi nella sfera sessuale.

La parola d’ordine è, quindi, educare al DOPO, al NO, alla GESTIONE DEL NOSTRO MONDO PULSIONALE. Non è fattibile soddisfare sempre e subito ogni nostro bisogno/pulsione. Questo per poter diventare un adulto che può attendere e trovare un equilibrio tra realtà e piacere.

I problemi che si avrebbero in caso contrario sarebbero: SE C’È TROPPO PROCESSO INIBITORIO = NEVROSI- SE C’È POCO PROCESSO INIBITORIO=PERVERSIONE.

Tutti i processi si ripresentano in fase di pubertà e pre-adolescenza dove vi è una “rinascita”. In questa fase però i genitori sono accompagnati da altri fattori che entrano in gioco: amici e social.

Il desiderio del ragazzo/ragazza è di rendersi indipendente e ricerca di identità. In questa fase ci ritroviamo ragazzi molto critici e razionali e per compiere la de-satellizzazione ovvero il distacco ci devono “sminuire” troveremo frasi che un poco dobbiamo accettare perché è una fase: “tu non capisci niente…”per esempio . A tredici/quattrordici anni vogliono prendere una posizione e noi dobbiamo essere la base sicura da cui possono sempre tornare.

Il genitore agisce come da collegamento tra mondo esterno e mondo interno. La terza media sarà un ulteriore svincolo.

Per il genitore è sempre necessario tenere in equilibrio sesso/tenerezza e tenere salda l’unione di coppia per essere un esempio.

Se si prova vergogna per il proprio corpo è un segnale che qualcosa si è incrinato. Se il ragazzo nasconde le relazioni e non ne vuol parlare necessita lavorare sul trasformare la vergogna in vanto e sull’autostima.

[revisione di Silvia Ponzio]

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Monica Brunettini

Mamma, impiegata, blogger del Mondo Migliore

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