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Buon compleanno mamma!

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Auguri mamma

Ciao mamma!

Oggi è il 30 giugno 2021 ed è il secondo anno che non posso più farti gli auguri perché hai deciso di tornare in un’altra dimensione dove regna l’Amore, dove sono sicura che non esiste nessuna sofferenza, nessuna malattia e dove sei finalmente libera di correre come quando eri bambina.
Non so se queste parole ti arriveranno ma ho deciso comunque di farti un regalo e vorrei che questa storia possa servire a risvegliare qualche coscienza ancora dormiente.

Voglio raccontare e denunciare pubblicamente cosa è successo.

Era il 15 aprile 2020, poco più di un anno fa.
Cominciano una serie di messaggi su WhatsApp tra me e il medico di famiglia.
Nel primo messaggio la informo che mia mamma a tavola durante il pranzo ha un tremore alle mani,  mai avuto prima e che fa fatica a tenere la forchetta in mano.
Poco dopo le controllo la pressione arteriosa e informo la dottoressa, 91/61.
Controllo anche la glicemia, 248. Mi risponde telegraficamente dicendo che il tremore era dovuto alla glicemia alta, alla mia seconda domanda sul da farsi, aggiunge di controllare l’alimentazione. Tutto qua.

Dopo qualche ora controllo la temperatura corporea

Nel pomeriggio metto il termometro, 38°.
Provo a chiamarla al telefono diverse volte durante la giornata senza ottenere nessuna risposta.

Le chiedo se è il caso di fare un’urinocoltura per controllare se c’è un’infezione in corso e finalmente mi risponde (in chat) dicendomi che non ha senso farla perché avevo iniziato a darle l’antibiotico.
Per farla breve, si va avanti così per quasi una settimana con pochissime risposte telegrafiche da parte sua. Intanto, nel giro di pochi giorni si aggiungono velocemente altri problemi, come vomito, dissenteria e difficoltà a respiratorie.

Il 19 aprile registro con il telefono il respiro di mia mamma per farlo sentire alla dottoressa.

Cerco di essere più dettagliata possibile sui sintomi, sperando di riceve qualche vaga diagnosi e di conseguenza un minimo di assistenza, se non fisica quantomeno morale e una cura adeguata ma niente.

Siamo al 22 aprile 2020, decido di chiamare il 118 che arriva verso le ore 9.00 del mattino.

Ricordo benissimo l’espressione di stupore e preoccupazione negli occhi di mia mamma quando vede entrare in casa il personale del 118.
Tute bianche, mascherine, guanti e tutto l’abbigliamento quasi spaziale in dotazione al personale sanitario. Avrei tanto voluto tranquillizzarla e dirle di stare tranquilla che era normale ma nulla era normale e nulla aveva senso!

L’hanno caricata col suo lenzuolo nell’ambulanza e mai avrei potuto immaginare che non l’avrei più rivista.
Impossibile entrare al pronto soccorso, tenerle la mano in un momento della vita in cui avrebbe più avuto bisogno di sentire l’amore e il calore dei suoi figli vicino.

Dodici ore dopo ricevo la telefonata del medico del pronto soccorso per comunicarmi il decesso dovuto ad uno shock settico.

L’esito del tampone fatto il 22 aprile 2020 in pronto soccorso era negativo, ma sono stata informata  dopo due giorni quando lei era già nel carro funebre davanti casa.
A darle l’ultimo saluto a distanza solo io e mia figlia minorenne perché c’era il “lockdown”, termine inglese per indicare il confinamento forzato in casa della popolazione.

Vorrei tanto chiederle perdono per tutto questo e darle quell’abbraccio che lei avrebbe voluto e ora mi manca!

Ho voluto scrivere questa storia che riguarda mia mamma per denunciare pubblicamente ciò che tanti non sanno su certe indicazioni date ai medici di famiglia e che hanno causato la morte di migliaia di persone come lei.
Con la speranza che qualche medico prenda coscienza e torni a fare il proprio dovere ragionando con la propria testa e il proprio cuore senza ricatti e condizionante da parte di un ordine che mira ad altri interessi.
Migliaia di persone sono state lasciare morire in questo modo, spero veramente che tutto questo cessi al più presto!

Grazie ai medici che lavorano ancora con amore, secondo coscienza, senza lasciarsi corrompere e condizionare dal sistema e hanno il coraggio di svolgere la propria professione degnamente! 

Anna Catania

 

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