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Montefalco: ringhiera dell’Umbria

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Per la sua incantevole posizione geografica, sul vertice di un colle che si erge al centro delle valli del Clitunno, del Topino e del Tevere, la città è stata definita ”Ringhiera dell’Umbria”. Ai suoi piedi si estende la piana di Assisi che sorge su uno dei fianchi del Monte Subasio.  Il Monte Subasio si può ammirare, maestoso e benevolo, da un ampio belvedere situato poco fuori dalla Porta della cittadina.  E’ un borgo pieno di vita, allietato da una grande presenza di giovani, soprattutto in estate.  Il panorama incantevole, l’aria fresca e salubre, gli ottimi ristoranti e trattorie invogliano a gustare i migliori piatti della cucina locale.

Il Subasio innevato

Nel Medioevo, l’abitato ebbe il nome di Coccorone.  Secondo un’antica tradizione, il toponimo sarebbe derivato da un presunto fondatore, il senatore romano Marco Curione. Un’ulteriore ipotesi, invece, vorrebbe il toponimo derivante dal latino “ cor-coronae”, cuore della corona, intendendo con questa definizione la cinta di monti che circondano la piana di Assisi e Perugia.
Tra la fine dell’anno 1249 e i primi mesi del 1250, il luogo prese il nome attuale di Montefalco, probabilmente legato ad uno dei falchi dell’imperatore Federico II che aveva soggiornato per qualche tempo in Coccorone dedicandosi al suo sport prediletto, la caccia col falcone.

Inoltre proprio da Montefalco, poteva controllare tutto ciò che si svolgeva nella piana sottostante: a quel tempo la zona era interessata da  un acceso scontro tra Papato e Impero e dalla crociata contro i Catari o Albigesi. I Catari in Umbria vantavano una presenza numerosa.  Il libero comune fu retto tra XII e gli inizi del XIII secolo dai consoli (1180 – 1235) e dai boni homines (1180 – 1213); una piccola annotazione: “boni homines” era un appellativo con cui solevano definirsi appunto i Catari.

Federico II di Svevia

Uno dei prodotti più famosi di Montefalco, insieme all’olio e al miele, è senz’altro il Sagrantino: è un vitigno da cui si produce l’omonimo vino che viene coltivato da secoli sulle prime propaggini collinari dell’ Umbria. 

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L’Umbria è  una regione spirituale e misteriosa nello stesso tempo, considerata dai Tibetani  un centro di grande  energia, probabilmente per le arcaiche forze manifestate dal territorio e per l’abbondanza di acque. E’ notoriamente una terra di santi e di sante, incline al misticismo, qui nacquero infatti San Francesco d’Assisi e Santa Chiara, Frate Elia da Cortona, San Benedetto da Norcia e Santa Scolastica e di Santa Rita da Cascia, un paese della Valnerina situato in provincia di Perugia.

Il Sagrantino era considerato uno dei migliori vini che si producevano sotto lo Stato pontificio che controllava la regione: esso allietava non a caso le tavole dei Papi e della nobiltà romana. La sua origine è avvolta dal mistero: secondo alcune ipotesi si tratterebbe di un vitigno autoctono italiano, umbro appunto, impiegato nella produzione dei migliori vini locali.

arredi con botti

Cresce soprattutto nei territori che fanno parte del comune di Montefalco,  in provincia di Perugia. Secondo un’altra ipotesi, potrebbe essere stato importato dai primi frati francescani, direttamente dalla Terra Santa. Secondo la leggenda, infatti, il Sagrantino sarebbe stato il vino dell’Ultima Cena e i Francescani custodivano il Santo Sepolcro, grazie all’impegno diplomatico di Frate Elia, in accordo con Federico II che, al tempo, deteneva il trono di Gerusalemme.

arte in strada a Montefalco

Giuseppe Schippa, scrittore e ricercatore umbro, propone un’ ipotesi non priva di fascino circa il significato del nome Sagrantino: esso corrisponderebbe a Sangraal tino, cioè tino contenente il Santo Graal., L’uva del Sagrantino, inoltre, è di una varietà tra le più tanniniche al mondo e dà origine a un vino di colore viola-nero. I tannini hanno elevate proprietà astringenti, antinfiammatorie e antibatteriche: quindi un bicchiere di questo vino nobile e misterioso, è buono e fa anche bene.

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