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Futuro nero al carbone. Cosa cambia?

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Ho fatto un giro a Savona, in Liguria, vado spesso in quel centro, che trovo ricco di storia e di vita vera e entrando a Palazzo Gavotti sono andata a vedere una mostra che rappresentava i fiori all’occhiello liguri con le sue aziende produttive.

C’erano i totem delle varie ditte presenti in Liguria esposti dove veniva spiegato cosa si produce e con che filosofie. Un video ha attirato la mia attenzione: “Funivie group”. Mi sono fermata a vederlo, in quanto da tempo mi incuriosiva capire il sistema di funivie a carrello che vedevo spenzolare nelle alture del Colle di Cadibona tra Savona e Cairo Montenotte, attraverso l’Appennino.
I tralicci che trasportano le cabine aperte sono molto alti per riuscire a sovrastare le montagne. Il sistema funge al trasporto di materiali sfusi per l’edilizia e carbone che vengono scaricati dalle navi al porto di Savona e portati nei depositi di Cairo Montenotte.
Questo apparato permette di risparmiare molto traffico su gomma per sabbia, cemento, ghiaia e vari sfusi che altrimenti per arrivare a destino intaserebbe ulteriormente le strade liguri e nel video a cui ho assistito così come nel sito, si definisce ecologico e pratico.
www.funiviesv.it
La cosa che mi premeva sapere, ascoltando l’approfondimento era quanto carbone arriva ancora in Italia dall’estero, in quanto noi non siamo produttori, salvo per un giacimento in una parte della Sardegna (Iglesias) dove recentemente una miniera era stata riattivata.
Si parla molto del termine di utilizzo di questo fossile che finirà entro 50 anni e che alcuni Stati continuano a utilizzare incuranti dei danni all’ambiente e alla salute di conseguenza.

Ci stiamo muovendo in tal senso?
Dal sito Enea-riguardo al carbone, stralcio comunicato stampa del 4 dicembre 2013:
“Per abbattere le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, l’Unione Europea ha promosso la quasi totale de-carbonizzazione dei processi di generazione elettrica, favorendo il ricorso alle fonti rinnovabili, all’efficienza energetica e alle tecnologie per la cattura e lo stoccaggio della CO2. Nonostante l’adozione di tali politiche, il carbone continua a svolgere un ruolo chiave nella produzione elettrica mondiale. In particolare, per soddisfare la domanda interna di energia, Paesi emergenti, come Cina e India, seguiteranno anche nei prossimi anni a ricorrere in maniera massiccia a tale fonte.

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Un aspetto importante della strategia “high efficiency low emission” è la “poligenerazione”, cioè l’integrazione di tecnologie diverse e l’impiego di più fonti primarie che può rappresentare una delle soluzioni per un utilizzo innovativo del carbone. L’industria nazionale vede con particolare interesse l’integrazione con sistemi solari del tipo a concentrazione (CSP), che sono in grado di fornire calore ad alta temperatura. Tali sistemi possono integrarsi anche con la catena della CO2 catturata utilizzata per la produzione di metano.”

Il trasporto degli sfusi con questo sistema è ingegnoso e permette di spostare materiali ingombranti senza traffico, il carbone mi auguro venga gradualmente sostituito.
L’Italia attualmente importa energia elettrica dagli altri paesi e fa lavorare le proprie centrali a regime, quasi il 70% del totale della richiesta, viene soddisfatta dalle fonti fossili, gas naturale e petrolio; le fonti rinnovabili coprono 1/5 del totale ma in riferimento al solo settore elettrico, la quota di energia elettrica da fonti rinnovabili è stimata intorno al 34,5%.
Le fonti rinnovabili si stanno diffondendo sempre di più visti gli impegni presi per la de-carbonizzazione.

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Monica Brunettini

Mamma, impiegata, blogger del Mondo Migliore

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